31 December 2018

Save the Duck e gli altri premiati ai Peta Fashion Awards 2018

Gli antichi greci dicevano kalos kai agathos, ovvero bello e buono, per dire che una cosa esteticamente piacevole non può non essere anche virtuosa. Questo principio vale oggi per marchi come Hugo BossNapapijri e Save the Duck che sono stati da poco insigniti dei riconoscimenti Peta 2018. Il primo ha vinto per le sue scarpe vegane realizzate, invece che in cuoio animale, in pelle di foglie di ananas Pinatex, materiale così comodo e resistente da far invidia ai più morbidi e blasonati pellami. Il secondo marchio, che a dispetto del nome nordico è assolutamente made in Italy, ha vinto per i suoi piumini senza piume, che sono campioni di confort e di leggerezza. Dal 2012, anno in cui ha bandito la piuma dai propri capi outdoor, il brand italiano è riuscito a creare un mirabile connubio fra alta-tecnologia ed etica. Il terzo grande vincitore, Save the Duck, anch’esso italianissimo a dispetto del nome, è diventato un vero e proprio esempio di sostenibilità per il suo piumaggio artificiale Plumtech fatto di materiali interamente riciclati. Ha riportato un premio anche Jean Paul Gaultier, stilista che, a partire da quest’anno, ha detto no, non solo alla pelliccia, ma anche al cuoio. Onorati per aver preso parte al movimento no fur sono anche Burberry, Gucci e Michael Kors, che si sono da poco uniti ai tanti brand di alta moda che ormai da anni producono pellicce senza pelliccia, perché la sostenibilità non faccia perdere stile e, soprattutto, il proprio confort termico. Per quanto riguarda le scarpe, è riuscita a strappare il premio Dr Martens, oltre che per le sue creazioni moda, anche per le sue vetrine espressamente fatte per sensibilizzare ai temi della sostenibilità. Fra i premi conferiti, c’è anche quello di miglior fashion week, attribuito quest’anno alla settimana della moda di Helsinki, che ammette sulle passerelle solo marchi sostenibili.

Irene Sartoretti
Sono nata nel 1982 a Perugia. Da sociologa, mi occupo di culture contemporanee. Ma siccome sono anche architetta, non potevo certo dimenticare l’estetica. Forse perché sono italiana di nascita e francese di adozione, mi trovo particolarmente a mio agio a parlare e scrivere di moda. Oltre a scrivere per il blog di Drezzy e altre riviste, mi occupo di marketing e insegno alla Scuola di Architettura di Strasburgo. L’anno scorso è uscito per la casa editrice Mimesis il mio primo libro: "Intimi Universi. Un viaggio attraverso spazi, arredi e vissuti domestici".
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