15 May 2019

Burberry collezione Monogram

Burberry

La logomania non risparmia proprio nessuno. Nemmeno Burberry. Da quando, l’anno scorso, Riccardo Tisci ha assunto la guida artistica del brand, ha riportato la questione del logo al centro delle sue preoccupazioni fashion. Il risultato è che dopo 20 lunghi anni, Burberry ha cambiato il proprio simbolo.  Nato dalla collaborazione fra Riccardo Tisci e il graphic designer Peter Seville, il nuovo simbolo ha un sapore vintage. Per realizzarlo, sono stati scandagliati da cima a fondo gli archivi del marchio British, fino a che, improvvisamente, è arrivata l’ispirazione: un disegno di Thomas Burberry, fondatore dell’omonimo marchio, dove compare il monogramma TB. Detto, fatto. Riccardo Tisci e Peter Seville hanno trasformato il monogramma in un pattern, ripetendolo all’infinito su capi, borse, scarpe e accessori. Ed ecco servita la collezione Monogram, che sarà disponibile fra pochi giorni nei negozi e in rete. La collezione è tutta giocata sui toni del beige. Due sono i tipi di stile in cui si declina. Il primo ha un’aura urban ed è fatto di pezzi street wear, come ampi piumini, pantaloni sportivi, zainetti, felpe con cappuccio e berretti. Il secondo è uno stile più posato, più classico, più adulto. Riccardo Tisci ha infatti intenzione di attrarre simultaneamente il pubblico dei millennials e quello degli amanti storici del brand. The girl, the boy, the lady and the gentleman. Ecco riassunta la questione. Per pubblicizzare la nuova collezione è stata chiamata Gigi Hadid, che, da sola, nella pubblicità, interpreta i 4 diversi stili proposti. La vediamo in stile young boy, di rientro probabilmente dalla palestra; poi in stile gentleman, con ombrello e pantalone classico; poi subito in stile girl, con marsupio, corpetto, stiletto e ampi orecchini a cerchio; e, infine, in stile lady, con gonna al ginocchio, décolleté e foulard. Voi, chi preferite?

Burberry

Irene Sartoretti
Sono nata nel 1982 a Perugia. Da sociologa, mi occupo di culture contemporanee. Ma siccome sono anche architetta, non potevo certo dimenticare l’estetica. Forse perché sono italiana di nascita e francese di adozione, mi trovo particolarmente a mio agio a parlare e scrivere di moda. Oltre a scrivere per il blog di Drezzy e altre riviste, mi occupo di marketing e insegno alla Scuola di Architettura di Strasburgo. L’anno scorso è uscito per la casa editrice Mimesis il mio primo libro: "Intimi Universi. Un viaggio attraverso spazi, arredi e vissuti domestici".
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