9 January 2019

Foulard: il ritorno di un grande classico

Elie Saab

L’avevamo perso di vista per qualche anno, poi il grande ritorno sulle passerelle. Il foulard non è più solo roba da nonne e mamme o un affare politico o, ancora, un pezzo riservato agli artisti bohème, ma piace sempre più anche alle millennials. La sua consistenza eterea, i suoi colori sgargianti, le sue fantasie accattivanti ne fanno un must have. Non solo al collo. Gli stilisti, quest’anno, si sono divertiti a reinterpretare creativamente il foulard, trasformandolo in gonna, in top o in abito e mixandolo, a volte, con materiali ultracontemporanei. Alcune case di moda, come Chloè, hanno reinterpretato il foulard in chiave etnica, trasformandolo in fluide gonne che seguono dolcemente i movimenti del corpo e che regalano alla figura femminile confort e leggerezza. Hermès, marchio che più di tutti ha marcato la storia del foulard, ha creato, utilizzando l’aerea seta di questo accessorio, tenute fresche e piacevolmente scivolose al tatto. Camicie e gonne foulard hanno fantasie tribali che rinviano subito a mondi lontani, dove ameremmo perderci nella stagione calda. Per Dolce & Gabbana, le stampe foulard sono una piacevole reminiscenza della Dolce Vita anni Cinquanta, con le sue lunghe estati in riviera, dalla Liguria a Capri fino alla Sicilia, al ritmo dell’Italian Way of Life. Ermanno Scervino ha fatto, per questa primavera estate, del foulard un accessorio pop, che strizza l’occhio al mondo dello street-wear, pur conservando un’aura bon ton. Per Etro il foulard si declina in coloratissimi motivi floreali. Un’esplosione di gioia che evoca immediatamente il leggendario mondo della via della seta, con i tessuti che arrivavano in occidente dalla Cina, dall’India e dall’Iran passando per la magica Istanbul, crocevia di culture e di mode. Altri marchi, come Gucci, si sono ispirati, per i loro foulard, invece che alla via della seta, all’allegro folclore balcanico.

 

Irene Sartoretti
Sono nata nel 1982 a Perugia. Da sociologa, mi occupo di culture contemporanee. Ma siccome sono anche architetta, non potevo certo dimenticare l’estetica. Forse perché sono italiana di nascita e francese di adozione, mi trovo particolarmente a mio agio a parlare e scrivere di moda. Oltre a scrivere per il blog di Drezzy e altre riviste, mi occupo di marketing e insegno alla Scuola di Architettura di Strasburgo. L’anno scorso è uscito per la casa editrice Mimesis il mio primo libro: "Intimi Universi. Un viaggio attraverso spazi, arredi e vissuti domestici".
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